Chi era Donato Lovreglio?
Donato Lovreglio (1841–1907) fu un flautista, ottavinista e compositore italiano originario di Bari, attivo nella seconda metà del XIX secolo. Virtuoso di grande brillantezza, divenne noto soprattutto per le sue spettacolari parafrasi operistiche per flauto e pianoforte basate su temi di Verdi e di altri compositori italiani. Le sue composizioni, pubblicate da Ricordi e da altri importanti editori musicali, riflettono la tradizione virtuosistica del flautismo italiano dell’Ottocento.
Introduzione editoriale
Negli ultimi decenni il musicologo e ricercatore italiano Maurizio Bignardelli ha dedicato una parte significativa dei suoi studi alla riscoperta dei flautisti italiani dell’Ottocento, riportando all’attenzione figure oggi poco conosciute ma un tempo attive e apprezzate nella vita musicale europea.
Il seguente testo, tratto dai suoi studi raccolti nel volume Forgotten Flutists, propone uno sguardo sulla figura del virtuoso barese Donato Lovreglio, polistrumentista e autore di numerose parafrasi operistiche per flauto, rappresentative della brillante tradizione strumentale italiana del XIX secolo.

Come sottolinea lo stesso autore, il lavoro di ricerca è stato accompagnato anche da un’attività editoriale volta a riportare queste opere nel repertorio esecutivo contemporaneo. Bignardelli ha infatti curato l’edizione di quattro brani di Donato Lovreglio — Fantasia su “Jone” di Petrella op. 17, Capriccio op. 15 su motivi del Rigoletto, Capriccio op. 9 su motivi dei “Lombardi”, pubblicati da Da Vinci Edition, e L’Eco di Napoli op. 41, pubblicato da Berben (oggi Curci) di Milano.
Le registrazioni oggi disponibili sulle piattaforme digitali sono relativamente recenti e testimoniano un rinnovato interesse dei solisti per questo repertorio, segno che queste revisioni editoriali hanno contribuito a riportare alla luce una musica che per lungo tempo era rimasta quasi completamente dimenticata.
Donato Lovreglio nacque a Bari il 6 dicembre 1841 e morì a Napoli nel maggio 1907.
Autodidatta compose ben 46 opere (con o senza numero d’opera), salottiere, in massima parte per flauto e pianoforte , ma anche per ottavino e pianoforte (Capriccio L’Eco di Napoli op. 41), per oboe e pianoforte (Fantasia sul Ballo in Maschera di Verdi), per clarinetto e pianoforte (Fantasia da concerto sulla Traviata), e per organici desueti come flauto, corno inglese ed arpa (Notturno) o flauto, clarinetto e pianoforte (Fantasia su motivi del Simon Boccanegra di Verdi), opere condite di un acceso virtuosismo strumentale che detonano una conoscenza non superficiale degli strumenti a fiato.
Tutti i suoi lavori vennero pubblicati da casa Ricordi che li mantenne in catalogo fino a metà novecento.
Il virtuoso e il repertorio operistico
Donato Lovreglio (Bari 1841 – Napoli 1907) fu un polistrumentista (flautista, ottavinista, clarinettista e forse anche oboista) di notevole caratura tecnica e pubblicò molti brani virtuosistici e di bravura per Francesco Lucca e per casa Ricordi.
La maggioranza di questi lavori sono parafrasi d’opera e traggono motivi dal serbatoio lirico unicamente per mettere in luce la brillantezza della parte solistica, che risulta sovrabbondante ed al limite dell’eseguibilità. Lovreglio si esibiva in pubblico in qualità di concertista e stupiva il suo pubblico con queste acrobatiche composizioni.
Il suo catalogo con Ricordi comprende una trentina di parafrasi tutte modellate a senso unico (con il solista in sovraesposizione e il pianista accompagnatore relegato in secondo piano). Solo in una composizione tentò di evolvere nel senso di un “duo concertante” (Divertimento sopra motivi della “Morosina” di Petrella op. 16 – Ricordi 33069- ) la parte cui parte pianistica, di un certo spessore, è opera del pianista napoletano Luigi Albanesi.
Compose anche molto per clarinetto dimostrando di possederne una chiave esecutiva altrettanto brillante e virtuosistica e molte delle sue fantasie verdiane, per la loro perizia di scrittura sono ancora studiate ed eseguite da tutti i clarinettisti del mondo.
Compose anche un “terzetto”, il “Duetto Concertato” per oboe e clarinetto su motivi della Norma di Bellini (così venivano chiamate nel XIX secolo le composizioni strumentali per due fiati solisti accompagnati dal pianoforte o da un complesso di fiati), ponendosi in un alveo di repertori ben radicati nel costume salottiero italiano, con risvolti editoriali molto accentuati (analoghe composizioni furono scritte da Ernesto Cavallini, Giuseppe Rabboni, Francesco Pizzi, Raffaello Galli, Pietro Morlacchi etc).
Al di fuori del genere brillante Lovreglio compose anche brani salottieri di più modesta levatura tecnica, per accattivarsi le simpatie dei dilettanti dell’epoca (come le “Tre toccatine” su motivi verdiani, la piccola fantasia su motivi dell’Aida op. 80, la “mazurka” “Affanno d’amore”, il “Notturno” per flauto, fagotto e pianoforte, e persino brani dagli accenti patriottici come “Il Bouquet di Garibaldi” Fantasia militare con pianoforte op. 30 (Ricordi 38746).
Lovreglio compose anche l’unico brano solistico pubblicato in Italia nel XIX secolo per ottavino con pianoforte (“L’Eco di Napoli op. 41”) (Ricordi 84634) , un brano di grande effetto virtuosistico che attinge al serbatoio della canzone popolare napoletana ; anche questo lavoro riscuote grande successo in questi ultimi anni grazie allo studio e l’esecuzione concertistica di moltissimi virtuosi di ottavino.
Gypsy Airs | Donato Lovreglio: Eco di Napoli
Elisabet Franch, ottavino. Josep Buforn, piano
Attività concertistica
Nel 1861 restò celebre un suo Recital per flauto e pianoforte a Napoli nella Grande Sala di Monte Oliveto a Napoli in cui suonò il Capriccio op. 15 su motivi del Rigoletto di Verdi accompagnato al pianoforte dalla consorte Adelina Castelli. Opera complessa e ben riuscita sul piano strumentale e dedicata in segno di stima e deferenza a Emanuele Krakamp.
Anche il presente “Capriccio fantastico per flauto con accompagnamento di pianoforte op. 15 su motivi del Rigoletto di Verdi” (Tito Ricordi numero di lastra 33055) dalle forti connotazioni virtuosistiche venne eseguito da Lovreglio in pubblico concerto a Napoli nella Grande Sala di Monteoliveto il 1° dicembre 1859 e fu dedicato al “Distinto Professore Emanuele Krakamp” (Messina 1813- Napoli 1883), in segno di deferenza e stima.
In effetti la scrittura ipervirtuosistica che nel finale tende a ricreare l’illusione di una polifonia virtuale nella parte solistica appare sinceramente ispirata e sottintendeva un dominio tecnico assoluto del maneggio del nuovo flauto “sistema Bohm”, di cui Krakamp fu il promotore in Italia, con l’estensione del poderoso “Metodo per il Flauto Cilindrico alla Böhm op. 103”, il Primo Metodo specifico composto in Europa, di grande spessore tecnico e dai risvolti didattici immediati, diffuso “in primis” all’interno del Conservatorio di Napoli .
Questo brano concertistico di Lovreglio, testimonia in finale l’alto livello tecnico e strumentale raggiunto dalla scuola musicale strumentale partenopea a cavallo fra la prima e seconda metà del XIX secolo.
Lovreglio e il flauto sistema Böhm
La sua fama di eccelso strumentista lo pose in aperto contrasto (sia pure involontariamente) con Emanuele Krakamp. In un articolo dell’agosto 1874 sulla Gazzetta Musicale di Napoli del critico musicale napoletano Michele Carlo Caputo (1838-1928) Donato Lovreglio venne indicato come “l’apostolo “ del nuovo flauto sistema Böhm.
L’affermazione, perentoria ed azzardata, fu contestata da Emanuele Krakamp , che in effetti aveva già suonato il “ nuovo” (per l’epoca) sistema Böhm proprio a Firenze già nel 1855 , e nel 1854 aveva dato alle stampe per Ricordi il Metodo per il Flauto Cilindrico alla Böhm op. 103, che ebbe molto successo e fu adottato in molti conservatori.
Lovreglio, chiamato in causa suo malgrado da questa querelle, rispose affemando che egli suonasse il flauto sistema Böhm già dal 1870, e che non si ritenesse un seguace o un prodotto di Scuola di Emanuele Krakamp.
La polemica sull’adozione o meno del flauto sistema Böhm in Italia comunque delineò in ogni caso una frattura nel flautismo italiano. Da un lato un piccolo gruppo di solisti all’ avanguardia (come appunto Krakamp e Lovreglio) sostenitori del sistema Böhm, dall’altro un ben più nutrito gruppo di solisti di conservatori nostalgici del vecchio sistema (fra cui potremmo citare Giuseppe Rabboni, Luigi Marini, Camillo Romanino, Cesare Ciardi, Giulio Briccialdi, Luigi Hugues ed altri) che non intendeva assolutamente staccarsi dal Flauto vecchio sistema (Ziegler e conico).
Storicamente la diatriba si risolse solo nel 1930 con l’adozione obbligatoria del flauto sistema Bohm nei programmi ministeriali dei Conservatori italiani.
Il Capriccio op. 9 e la tradizione delle parafrasi
Donato Lovreglio Capriccio sopra motivi delle opere “Lombardi” e “Foscari” di Verdi per flauto e pianoforte op. 9
La letteratura modellata dai virtuosi flautisti italiani sui motivi melodrammatici ed operistici, spesso è solo un pretesto per mettere in mostra il personale “apparato di bravura” e generare un virtuosismo funambolico concepito per sbalordire ed impressionare il dilettante di turno.
Con l’Unità d’Italia nel neonato Regno, i dilettanti di musica aumentarono a dismisura ma di contro diminuirono la loro perizia strumentale.
Gli aristocratici dell’epoca preunitaria avevano infatti molto più tempo (essendo liberi dal bisogno materiale ) per dedicarsi allo studio “agguerrito” dello strumento, e nella storia musicale flautistica ottocentesca celebri rimasero le figure del Conte di Siracusa (fratello del Re di Napoli grande virtuoso di flauto che ebbe fra i suoi tutori personali Giulio Briccialdi ed Emanuele Krakamp), il Principe di Stigliano Calabro Don Lorenzo Colonna (dedicatario del Metodo di Perfezionamento op. 43 di Emanuele Krakamp (Messina 1813- Napoli 1883), un Metodo di trecentotredici pagine di altissimo profilo virtuosistico ed ardua decifrazione, il Conte Luigi Marini ( Gubbio 1803- Palermo 1886) compositore generoso di parafrasi per flauto e pianoforte di grande spessore tecnico e virtuosistico concepiti per il flauto sistema Ziegler e pubblicate per casa Ricordi e Lucca, celebre virtuoso e concertista da salotto.
In ambito milanese celebri rimasero le figure dei flautisti aristocratici Marchese Ordogno De Rosales, il Conte Litta Visconti Arese, tutti allievi privati e domestici del celebre Giuseppe Rabboni (Cremona 1800- Crema 1856) Primo Flauto alla Scala nonché Docente al Conservatorio intestato a Giuseppe Verdi.
Ma proprio le opere verdiane (che diedero il via a ben duecentotrenta parafrasi per flauto e pianoforte solo in Italia ) furono solo un pretesto per modellare forme musicali ibride (quale la riduzione, il pot-pourrì, le fantasie, le “reminiscenze”) o ripercorrere da parte dei riduttori di turno una formula strumentale più nota e consolidata come il “Capriccio” per strumento solista con accompagnamento di pianoforte.
Un’interessante testimonianza della diffusione e dell’apprezzamento delle composizioni di Lovreglio anche nel XX secolo è rappresentata da una registrazione su disco a 78 giri realizzata intorno al 1920, nella quale la Fantasia su motivi del “Simon Boccanegra” di Verdi viene eseguita dal flautista Pietro Caso insieme al clarinettista Antony Di Matteo.
La registrazione, effettuata negli Stati Uniti da musicisti italiani emigrati oltreoceano, dimostra come la musica strumentale di Lovreglio continuasse ad essere apprezzata e praticata anche nel primo Novecento da solisti di strumenti a fiato legati alla tradizione virtuosistica italiana.
Registrazione storica: https://music.youtube.com/watch?v=Tuz3Gm_VlPg&si=Kta44Ycu4WR7xfpd
E’ questo è il caso del “Capriccio op. 9 su motivi dei “Lombardi” e “Foscari” di Donato Lovreglio (Bari 1841- Napoli 1907) esponente di spicco della Scuola Meridionale, che miscela motivi tratti da due opere verdiane (“I Lombardi alla prima Crociata” ed “I Due Foscari”). I tratti distintivi di questo flautismo (Lovreglio fu un formidabile polistrumentista e suonava e manovrava perfettamente il flauto (sistema Bohm), l’ottavino, il clarinetto e persino l’oboe), sono la voce “a guisa di cornetta” ovvero un suono grave timbricamente scuro e di voce potente, la resistenza di fiato (vedi il movimento perpetuo di quartine di semicrome da battute 104 sino a 122, e la fluidità delle volatine ad imitazione dello stile belcantistico e violinistico (vedi le figurazioni di bravura messe in moto da battute 27 a 42).
Donato Lovreglio, Capriccio sopra Lombardi e Foscari · Raffaele Bifulco
Naturalmente questo ridondante “apparato di bravura” allontanava il dilettante meno dotato tecnicamente che in ogni caso non rinunziava all’acquisto del brano qualora avesse intenzione di dedicarsi allo studio del “periglioso” capriccio.
In effetti i brani giovanili di Lovreglio (come il presente capriccio opera nove) erano ancora modellati a senso unico, anche se ormai la nuova classe emergente dei dilettanti borghesi avesse ormai soppiantato le figure preunitarie degli aristocratici virtuosi prima menzionati.
Ben presto l’editore si rese conto che i nuovi dilettanti, erano soggetti curiosi e ricettivi di nuove mode e stimoli musicali, ma assolutamente incapaci di riprodurre un flautismo virtuosistico di effetto e bravura come quello di Lovreglio.
Dunque il Capriccio (ed anche le successive opere di bravura di Lovreglio) non sortirono mai grande successo commerciale ma rimasero semmai a testimonianza dell’incredibile (e per certi versi ridondante) virtuosismo espressa dalla parte solistica.
Una letteratura dimenticata ed oblìata che attendeva una giusta ricollocazione e rivalutazione.
Notturno for Flute, Bassoon and Harp, Lovreglio Donato · Rachel Talitman · Marcos-Fregnani Martins · Luc Loubry
Maurizio Bignardelli
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Diplomato presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma nel 1980 sotto la guida di Giancarlo Graverini, si è perfezionato con Aurele Nicolet, Maxence Larrieu, Severino Gazzelloni.
Laureato presso l’Università degli Studi di Bologna (1985) con una tesi di laurea su “Emanuele Krakamp (1813-1883), ha prodotto saggi, articoli, pubblicazioni musicologiche per riviste internazionali e revisioni musicali di opere flautistiche italiane dell’ottocento per numerosi case editrici (Ut Orpheus , Zimmermann, Bèrben, Da Vinci).
Ha partecipato a convegni internazionali e, come professore d’orchestra, ha lavorato nelle Orchestre Sinfoniche della RAI, del Teatro dell’Opera di Roma, dell’Ente Lirico di Cagliari, dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha inciso 45 CD solistici e cameristici per note case discografiche,ottenendo premi dalla critica internazionale.
E’ docente di Flauto presso il Conservatorio “Respighi” di Latina.

