L’aria immessa nei polmoni dallo strumentista a fiato nella fase detta inspiratoria, deve considerarsi l’energia principale per la produzione dei suoni. I polmoni sono due e si trovano nell’elastica gabbia toracica, poggiando sul diaframma.

Il diaframma è una grossa e ampia membrana muscolare orizzontale, dove, attraverso dei fori passa la vena aorta, altre vene e l’esofago; divide il torace dall’addome.
È un muscolo mobile avente movimenti verso l’alto e il basso. Separa l’apparato respiratorio e il sistema cardiaco dai visceri addominali.
Il diaframma è il regolatore della nostra colonna aerea, sia in fase inspiratoria che espiratoria.
Può essere considerato sia un muscolo attivo che passivo, la respirazione dunque deve essere considerata un atto vitale sia attivo che passivo.

La scienza considera l’inspirazione fisiologica completa, costo-diaframmatico-addominale, la sola propizia al canto e, ritengo, nello stesso modo anche negli strumenti a fiato.
I muscoli intercostali e dell’addome, controllano l’elasticità dei movimenti diaframmatici, in discesa durante l’inspirazione e in salita durante l’espirazione.
Gli intercostali esterni operano durante l’inspirazione, opponendosi all’opera dei muscoli addominali che operano
durante l’espirazione, il diaframma si pone al centro di questi meccanismi.
La sua azione controllata dal nervo frenico termina nell’atto inspiratorio. In questa opposizione muscolare si creano i presupposti per il sostegno dei suoni nella regolazione del flusso aereo in atto espiratorio in maggiore o minore intensità-velocita’.
I muscoli intercostali interni operano nell’atto espiratorio invece, soprattutto negli atti di espirazione forzata, opponendosi a quelli intercostali esterni.

I muscoli intercostali interni sono un gruppo di muscoli scheletrici estesi fra le coste. Sono 11 per lato. Si estendono anteriormente dallo sterno tra le cartilagini delle coste vere e dalle estremità anteriori delle cartilagini costali delle coste false, e arrivano posteriormente fino all’angolo costale per poi arrivare alla colonna vertebrale attraverso la membrana intercostale posteriore.
Ogni singolo muscolo ha origine dalla superficie interna della costa o della cartilagine costale e si inserisce sul solco superiore della cartilagine sottostante. Sono innervati dai nervi intercostali. Le fibre si dirigono obliquamente in direzione opposta a quella dei muscoli intercostali esterni.
Sono muscoli espiratori in quanto sono in grado di abbassare e portare indietro le coste, comprimendo la gabbia toracica e favorendo la fuoriuscita d’aria.
Come tutti i muscoli espiratori sono usati solo in caso di espirazioni forzate e non nella espirazione normale che è un processo passivo. Essi sono antagonisti degli intercostali esterni.
Quando il diaframma scende provoca un appiattimento nella zona addominale e quindi un allargamento, dato che il volume del ventre è pressoché costante.
La massa dell’addome incontra in basso la resistenza del bacino e posteriormente quella della colonna vertebrale, si espande soprattutto lateralmente e anteriormente. Sono interessati in questa manovra i muscoli toracici, addominali e anche dorsali, tutti atti ad ottenere la maggiore espansione polmonare e mai massima, in quanto complessa da controllare.
In fase di espirazione il flusso aereo si indirizza verso il tubo della trachea, lasciando i polmoni attraverso gli alveoli e la ramificazione bronchiale, giungendo ai muscoli vocali inseriti nella laringe.
Il controllo addominale è importante sia in fase di inspirazione che di espirazione.
Il ciclo respiratorio a riposo è dovuto ad attivazione muscolare solo nella fase inspiratoria, nella fase espiratoria il diaframma tende passivamente a tornare alla situazione di partenza.
Nel canto e negli strumenti a fiato, questo movimento passivo richiede di essere regolato, sempre mantenendo una forma di equilibrio respiratorio che non generi contrazioni elevate negli stessi muscoli respiratori, e in quelli che tendono a chiudere la gola.
Si genera la necessità che il flusso espiratorio sia controllato da livelli pressori muscolari messi in atto da azioni antagoniste tra loro, che non ne disperdano velocemente l’aria espirata sia nel canto che negli strumenti a fiato.
È necessario imparare a gestire quello che viene definito mantice respiratorio, quale sistema antagonista che si genera nella produzione del canto artistico e del suono negli strumentisti a fiato.
Questi ultimi, come i cantanti, non necessitano solo di un flusso aereo quantitativamente e qualitativamente adeguato, ma di modalità particolari di controllo del fiato, che sono alla base di tutte quelle metodiche, definite negli strumenti a fiato di controllo e ricerca della bella sonorità.
Il controllo del suono negli aerofoni, a parità dei cantanti può definirsi appoggio o sostegno dello stesso.
Il termine appoggiare il suono si può usare negli strumenti a fiato in riferimento al sostegno che il fiato e i muscoli vocali devono dare a quei suoni che possono risultare calanti di intonazione ma anche poco vivi o brillanti.
Il flusso dell’aria durante l’espirazione deve essere regolare, continuo ed equamente distribuito a seconda dei caratteri di altezza, di intensità e di timbro da dare al suono che viene prodotto.
Una buona e corretta respirazione è dunque fondamentale sia nel canto artistico che negli strumenti a fiato: è importante capire come assimilare le giuste manovre per gestire il “mantice respiratorio”.
Il flusso dell’aria durante l’espirazione dovrà essere modulato in intensità e velocità, a seconda delle esigenze sonore da realizzare.
Esse vanno dall’altezza dei suoni alla loro intensità, nonché alle variazioni timbriche che si desiderano dare, sia nel canto che nella produzione strumentale.
Una soluzione globale atta al sostegno dei suoni negli strumenti a fiato e nella produzione della voce artistica va ricercata nel controllo di tutte le parti mobili presenti nel sistema stesso, tra muscoli e altri organi preposti alle variazioni dinamiche del flusso aereo come la lingua e la mandibola.
L’appoggio negli strumenti a fiato, è il sostegno che si vuole dare al suono nel tipo di contatto che si stabilisce fra fiato e muscoli che lo regolano, così, come nella voce artistica, tra fiato e corde vocali.
Senza appoggio il suono è flaccido, non ha corpo, annega in un mare di aria.
A sentire un suono non ben appoggiato si ha l’impressione sempre di una corrente d’aria, di uno spiffero, e facile provare che un suono non appoggiato non è in grado di ricevere variazioni d’intensità.
È infatti solo grazie all’appoggio che si può diminuire od aumentare la forza del suono. Se non ha appoggi, il suono non può essere trattato.
Attivare un muscolo significa metterlo in tensione, abbiamo visto come si manifesta questa azione nei muscoli coinvolti nella respirazione tra addome, diaframma e muscoli intercostali, tra loro antagonisti.
Il grado di antagonismo tra i muscoli citati può essere variabile e possiamo parlare di appoggio, sostegno o prolasso durante l’emissione dei suoni vocali, e nell’emissione del suono sugli strumenti a fiato.
«L’appoggio è quella condizione che permette il controllo del diaframma nel suo “allargamento” tramite l’azione dei muscoli intercostali esterni che mantengono ampio il suo perimetro (come la pelle di un tamburo ben tirata), quindi ne controllano la spontanea tendenza a risalire, facendo sì che non sia intempestiva ma legata alle esigenze dinamiche dell’emissione (piani, forti, acuti, gravi, ecc.): è la componente esaltata nei dettami dello “spingi in basso e in fuori” o del “sedersi sul fiato”.
La voce del cantante. Saggi di foniatria artistica, a cura di Franco Fussi, Torino, Omega, 2000, p.70.
Il diaframma opera solo durante l’inspirazione attraverso il nervo frenico, tutte le altre attività le compie passivamente ad opera dei muscoli intercostali ed addominali.
L’emissione vocale e quella strumentale è una forma di espirazione, l’azione dei muscoli addominali sarà chiaramente osservabile dal movimento dell’addome che si ritrae sotto la loro spinta.
Questo è più evidente quanto più lunga è la frase da suonare o cantare.
Il compito dei muscoli intercostali esterni che agiscono sul diaframma, non è quello di bloccare questo movimento ma di controllarlo e graduarlo attraverso un bilanciamento di “azione verso il basso che si oppone ad una verso l’alto”.
Questa manovra è detta Valsava, in un equilibrio bilanciato definito “bilancia pelvica “, può essere a mio avviso modificato a seconda dei suoni ed effetti da produrre sia nel canto che negli strumenti a fiato, in un’energia che può andare verso il basso o che può essere mollata verso l’alto.
Il grado di antagonismo muscolare deve essere variabile in rapporto alle esigenze e agli effetti da realizzare, ma è bene ribadire che la fase iniziale di sviluppo di questo meccanismo dovrà corrispondere a un uso elastico e flessibile della muscolatura, esercitandola con esercizi su suoni per gradi congiunti che facciano danzare il diaframma con una serie colpi di aria, in particolar modo indicati per i cantanti e i flautisti: sono detti vocalizzi e vanno eseguiti in tutte le tonalità maggiori e minori.
Il diaframma deve danzare e non fare muro con la parete addominale come se si volesse parare un colpo, questo tipo di azione nociva comporterebbe il rischio di blocchi e rigidità che si ripercuoterebbe sulla produzione sonora sia vocale che strumentale.
Schema proposto per cantanti e strumentisti a fiato sui gradi di antagonismo pelvico tra forze muscolari discendenti e ascendenti tra muscoli intercostali, diaframma e addome
APPOGGIO o sostegno a basso grado di energia: Forza discendente ed ascendente bilanciata, leggermente verso il basso nei suoni gravi e sempre più verso in discesa per i suoni acuti.
Pensate di scendere sempre mentre la linea melodica di un brano sale e di salire mentre scende, immaginate che i suoni bassi siano acuti e viceversa.
Mollare il sostegno verso il basso facendo prevalere l’escursione del diaframma verso l’alto dunque quando si passa dai suoni medio alti a quelli gravi, senza mai esagerare.
La pancia si ritrae verso l’interno senza scosse ed in maniera naturale, bisogna lasciare accadere senza contratture, l’addome sale verso l’alto e i muscoli intercostali mollano la loro forza verso il basso facendo risalire in maniera graduale il diaframma.
Le situazioni e le durate del processo possono variare con il variare dei periodi musicali e delle altezze tonali che in essi si susseguono.
SOSTEGNO: Forza discendente che prevale su quella ascendente, con questa pressione muscolare si favorisce il passaggio dal registro medio e grave a quello acuto sia nei cantanti che negli strumentisti a fiato, detta terza ottava.
Va considerata terza ottava il passaggio tra il registro medio o grave a quello acuto per ogni voce e strumento a fiato.
Per i flautisti a mio avviso la zona del passaggio vocale, atta ad aumentare la velocità del flusso aereo lasciando libere le labbra, può essere individuata dal do acuto a salire.

Schemi illustrativi del meccanismo respiratorio:

Al fine di acquisire un corretto uso del diaframma nella respirazione, si consiglia di porre dei libri sull’addome osservandone i movimenti verso l’alto nella fase inspiratoria e verso il basso nella fase espiratoria.

Un uso del diaframma nella fase respiratoria non correttamente controllo potrebbe condurre con il tempo a patologie di Reflusso Gastroesofageo ed Ernia iatale, come riportato dalla scienza medica.

Il muscolo diaframmatico nel suo abbassamento, durante la fase inspiratoria, crea una pressione costante sullo stomaco.

Un tipo di respirazione che tende generalmente a tenerlo bloccato verso il basso, in maniera tendenzialmente forzata, può generare la risalita del liquido gastrico sull’esofago, dando origine al reflusso. L’abbassamento costante del muscolo diaframmatico è di solito anche una delle cause principali dell’insorgere di ernia iatale, in quanto spingendo costantemente sullo stomaco va a tirare anche sull’esofago connesso a quest’ultimo. L’esofago resta comunque ancorato in alto perché legato alla colonna vertebrale, per cui la trazione dell’esofago verso l’alto provoca la risalita anche dello stomaco al di sopra del diaframma e quindi l’insorgenza di un’ernia iatale.
In sintesi il diaframma durante la fase espiratoria non deve restare in una posizione di spinta fissa verso il basso, guidata dai muscoli intercostali, ma risalire gradualmente evitando di spingere troppo sullo stomaco.
Per questo motivo e non solo vanno evitate quelle posture respiratorie che tendono ad ancorare il diaframma in una posizione di blocco verso il basso, che tende ad una pancia sempre in fuori in tutte le fasi espiratorie.
Ogni blocco va evitato.
Ogni forma di blocco si ripercuote negativamente sui muscoli e organi embriologicamente legati alle fasi respiratorie, muscoli della gola annessi.
Liberamente tratto dal libro: Marco Gaudino Suono pensando ed. Lulu acquistabile su Amazon
Marco Gaudino
Flauto e scienza | Suono Pensando di Marco Gaudino
Flautista e ricercatore napoletano, docente di flauto MIUR.
Accanto alla carriera concertistica e didattica, ha intrapreso studi sul comportamento e il ruolo delle corde vocali nelle tecniche flautistiche e degli strumenti a fiato, supportato da diversi foniatri italiani. Può essere considerato tra i primi ricercatori musicali in Italia.
Autore di saggi e trattati sull’argomento: “Nuova ipotesi sulla produzione del suono nel flauto traverso” pubblicato nel 1991 da Flavio Pagano e nel 2019 da Lulu, “Suono Pensando” ed. Lulu. Tiene seminari in vari conservatori e facoltà di musica in Italia e all’estero. È autore di un software per l’insegnamento del flauto e di un dispositivo che ottimizza la qualità del suono del flauto.
Docente di flauto presso il Liceo Musicale F. Severi di Castellammare di Stabia (NA), è alla ricerca di un’istituzione AFAM italiana che possa ospitare la sua ricerca nei nuovi dottorati italiani, al fine di darle un significato istituzionale e pienamente scientifico.


